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C’era una volta, tanto tanto tempo fa la Selva Danea: la fitta foresta della Frascheta che si estendeva vasta e frondosa dall’Orba alla Scrivia. Lontani erano i tempi in cui i coloni romani coltivavano questa terra fiorente: la fertile campagna, abbandonata a se stessa dopo le invasioni barbariche, era tornata a inselvatichirsi, seppellendo sotto l’intrico della vegetazione i segni della centuriazione agricola. La natura aveva infatti preso il sopravvento e questa “Silva densissima spinarum” era diventata rifugio di lupi, volpi, cervi, daini, oche selvatiche, cinghiali ed i nobili cavalieri vi scendevano per la caccia. Questa è la storia di un viandante che, dalla zona ormai abbandonata di Libarna, seguiva la traccia della via Postumia procedendo verso Derthona. Il cammino, nella allora lussureggiante e intricatissima foresta, era faticoso: il pover uomo era a metà della strada stanco e affamato quando la bruma della sera e della incipiente notte lo colsero. Egli si distese in uno dei tanti anfratti, sotto una quercia secolare ritenuta una buona difesa dai pericoli incombenti, ancor più grandi e ancora più temuti per il buio, che nero faceva tutto intorno a lui. Quando per la stanchezza e per la fame l’ala di Morfeo lo aveva accolto, una esplosione di suoni e di colori lo svegliò: erano i pazzerelli gnomi del bosco che danzavano e suonavano e si rincorrevano guardando estasiati le fate scintillanti di abiti fatti a lustrini. Le streghe dai rami degli alberi orchestravano la festa con occhi luccicanti e civettuoli.

L’uomo era immensamente divertito e dal suo nascondiglio spiava gli gnomi che balzavano intorno alle fate e alle streghe che svolazzavano tra i rami raccontando avventurose favole delle loro precipitose discese dalle colline circostanti fuggendo dagli orchi minacciosi.
La gazzarra festaiola, guidata dagli gnomi scorazzanti, che nascondendosi negli incavi degli alberi si specchiavano poi sorridenti nelle pozze d’acqua ammirandosi perchè si erano fatti color della notte, si interruppe. L’uomo, felice e ormai rinfrancato dalla fatica grazie al sonno ristoratore, era uscito dal suo anfratto e stava per proseguire nel proprio cammino ma i folletti del bosco glielo impedirono: temevano che rivelasse il loro segreto. Così gli fecero una proposta: in cambio del suo silenzio  su ciò che aveva visto e udito, avrebbero esaudito un suo desiderio. L’uomo accettò ed espresse il desiderio di poter vivere per sempre nel bosco. Allora notte tempo, in men che non si dica, gli gnomi saltellando tra le frasche, salendo e discendendo dagli alberi, gli costruirono una capanna. E tutto si illuminò come se fosse giorno: l’uomo e i folletti danzarono e cantarono ricchi di allegria e impazziti di gioia, raccontando tante favole e folli favole.

Il ricordo si fa realtà ed ancora oggi di primo mattino e all’imbrunire i canti e i suoni sono vivissimi: gli gnomi compaiono saltellando con l’abito scampanellante facendo festa attorno alle case della Frascheta che portano il nome “i Folletti”.